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La dimensione della verità

TESTO DI: Francesca Bogliolo

“Vagabondo dell’infinito, è un nome che spiega molto
bene la mia condizione di visitatore dello spazio (...)” (L’Eternauta-Héctor Germàn Oesterheld)

Una sintesi di felicità. Questa potrebbe essere a un primo sguardo la definizione dell’operare di Giancarlo Montuschi, artista faentino di nascita e toscano di adozione, capace di ambientare suggestive e illusorie vicende in un microcosmo temporale che è summa della sua esperienza biografica. Al pari di un viaggiatore dello spazio che non trovi sosta, l’artista visita con l’immaginazione del visionario scenari che sembrano fuoriuscire da una mitologia moderna, cardine della sua solida cifra stilistica. La poetica pittorica che ne deriva è intrisa di una semplicità solo apparente, all’interno della quale si aggirano soggetti contemporanei che mostrano un incedere leggero affine alla danza, abili nell’incontrarsi e sovrapporsi in un divenire del tutto naturale, come se non esistesse un’altra dimensione dove questo possa accadere tanto spontaneamente. La tela su cui essi si manifestano altro non è che l’interiorità complessa e profonda dell’artista, in cui ogni elemento, così come avviene nella dimensione onirica, assume una dimensione simbolica e convive pacificamente con l’opposto o la diversità. Incontri ammantati di leggerezza rivelano un dialogo incessante e ininterrotto tra decenni diversi, gli stessi che l’artista si è trovato e si trova ad attraversare: i personaggi che li popolano sono abitanti di isole sconosciute, radicate in una memoria di infanzia più o meno lontana, in un’esperienza nostalgica, in un’età solo accennata o sognata, desiderata, vissuta. Figure iconiche e rappresentative di una cultura pop radicata nel XX secolo, di cui l’artista ha conoscenza approfondita e diretta, silhouettes riconoscibili, note al grande pubblico per i valori che incarnano, i protagonisti delle opere di Montuschi instaurano legami visivi con esseri snelli senza fattezze, emblemi di un’umanità universale capace di attraversare il tempo subendo una progressiva metamorfosi di sentimento. Anime blu, colore dello spirito e dell’acqua, di quest’ultima esse mantengono la fondante caratteristica dell’adattabilità, che le rende vive ed eterne. Caratterizzate da variazioni continue di relazione tra i soggetti, le scene si ambientano all’aperto, in atmosfere pervase da una sospesa e inattesa joie de vivre, in cui la contaminazione e la semplificazione delle forme sembrano essere chiavi di lettura per la comprensione dell’esistere. Immagini selezionate da un contesto comune e cosmopolita vengono declinate in termini poetici, in una sistematica esplorazione delle abitudini dell’uomo moderno, delle dinamiche che lo contraddistinguono, delle sue passioni e dei suoi smarrimenti. L’iconografia contemporanea permette a Montuschi di stendere un solido impianto narrativo, foriero di suggestioni continue e inesauribili. Il colore è partecipe della dimensione dell’anima: omogenei e immediati nella stesura, i primari si alternano agli altri, in un risultato straordinario di moderna compattezza comunicativa. Fumetto, musica ed esoterismo si amalgamano in un’efficace sintesi visiva che vede l’impianto compositivo caratterizzato da campiture definite e colori accesi: il sacro incontra il profano, il vero il falso, il bianco il nero. Invero quello a cui sembra di assistere, osservando l’opera completa di Giancarlo Montuschi, altro non è che un’incessante partita a scacchi, in cui i soggetti si sostituiscono ai pezzi tradizionali, per un’infinita partita destinata a non concludersi. Come nel celebre gioco, si assiste allo svolgersi di vicende in cui volontà e destino hanno lo stesso peso: nelle tele dell’artista concatenamenti decifrabili non escludono sequenze variabili in base alle emozioni di chi osserva, arricchito dal proprio intimo vissuto. Come pedoni sulla scacchiera dell’esistenza, i personaggi dell’artista muovono le loro mosse per realizzare le infinite possibilità cosmiche, costruendo un solido ponte tra passato e futuro. Tra la libertà e la conoscenza, sembra dirci Montuschi, si annida la Verità. Se, come sosteneva Kasparov, la verità va provata ogni volta, l’artista si rivela un giocatore abile ed esperto. Ogni quadro vibra autenticità, facendosi sentimento del vero. Il pedone, fattosi azzurro, oltrepassa con passo deciso i limiti imposti dalla scacchiera. Il re è nudo, il re è morto. Scacco matto.

 

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